
Fuori piove, ma in maniera insoddisfacente: nessun acquazzone catartico, nessuno scrosciare violento, solo rada pungente ed appiccicosa pioggia che si attacca alla schiena insieme all'uggia. Lo spirito non è liberato con il temporale, ma appesantito da un lento e debole piovere. Sembrano secoli fa, e invece era solo la settimana scorsa. Era già ottobre quando siamo andati al mare, io e mio padre, e quasi non potevamo crederci di essere lì, sul molo e in mezzo a quella calma distesa d'acqua a sorseggiare un aperitivo. C'era il sole e c'era ancora qualche folle che si buttava in acqua, nonostante fosse ottobre, nonostante fossero le sei. Un pescatore aspettava invano a riva, che la lenza tirasse, senza rimanere immobile, ma senza essere impaziente, senza aver niente da perdere. Il mare d'autunno è una lastra unica e lucente, colmo di tutti gli schiamazzi estivi, dimenticato ormai dagli stessi bagnanti che ne avevano fatto routine guardandolo dalla spiaggia il giorno e battezzandovi i propri peccati la notte. Il sole si lascia quasi fissare e avvolge tutto riflettendosi sull'acqua tutto sembra brillare, tutto sembra sorridere. Eppure in autostrada l'avevo odiato e bestemmiato mentre mi offendeva costantemente gli occhi. Ora non ci sono più malumori, siamo solo noi due che respiriamo a pieni polmoni tutta l'aria che possiamo. L'odore di salsedine è una speranza di rinascita, su cui nessuno vuole scaramanticamente puntare; qualcosa che resta nell'indicibile. La semplicità di un cielo terzo, di un sole stanco, di un mare calmo. Dondoliamo come due bambini, senza passato, senza futuro. C'è solo il presente di un gelato tregusti ma che sa solo di crema, e va bene così.
C'è una valigia che mi aspetta, e solo il pensiero di riempirla mi fa tremare di nausea. Conto per settimane i giorni prima di tornare a roma, e sempre, quando manca così poco vengo presa da un immobilismo allucinante. Resterei qui, andrei via, resterei qui ma quando ormai devo tornare già non voglio più star qui, e quando devo andare via non ne ho la forza. I giorni non son nè lenti nè veloci. Tremano d'isteria lunatica. Curo le mie paturnie entrando nei negozi e uscendo con buste sempre più grandi, sono secoli ormai che le ideologie le cago alla mattina, dopo il caffè e la sigaretta. Fragile è il mio vivere, per niente costante, per niente sicuro. Non ho tempo di sognare, non ho voglia di parlare, non ho molto da fare. In cucina io e mio padre iniziamo a cantare le arie di Verdi, mentre il timer del forno ci fa da metronomo fuori tempo. Ogni tanto lancio un urlo in casa, un urlo secco, monosillabico, uno sparo. Così per liberarmi, babbo ormai ci si è abituato.
Le voci che giungono dal telefono non sono ben distinguibili da quelle della televisione o da quelle dei personaggi di Pasolini. Quand'ero piccola ogni tanto pensavo che non riuscivo a figurarmi gli altri come io pensanti e dotati di un autocoscienza. E' come se fossero esistiti tutti in mia funzione, come se quando uscissero mio campo d'azione si "spegnessero". Per esempio quando mi incontravo con qualcuno e poi lo salutavo, non riuscivo a mettere a fuoco il fatto che la giornata di quella persona sarebbe continuata, così come il suo flusso dei pensieri, al di fuori di una comunicazione posteriore nei miei confronti. E' un concetto complesso da spiegare soprattutto perché è figlio di un pensiero non verbale e come i sogni, non è completamente traducibile in forma linguistica. Ed è ancora così per un certo senso.. Paolo, Pali, non sono altro che voci che mi giungono da un telefono e che narrano delle storie lontane anni luce dal mio orizzonte di vita attuale. Non sono altro che altre narrazioni che si accavallano alla cronaca, ai telefilm, agli sceneggiati e ai lungometraggi e con questi si confondono.
Poi c'è il supermercato, la esselunga. Ho sempre amato la esselunga, nonostante sia di Berlusconi. Ho sempre amato i suepermercati e l'esselunga per me è sempre stato Il Supermercato. Forse perchè a Roma non c'è, forse perchè mi ricorda le risate di spese etiliche e glicemiche in periodi in cui c'era veramente poco da ridere. Anche a mio padre l'esselunga mette allegria, e sembriamo due bambini al lunapark mentre ci muoviamo tra gli scaffali colorati, mentre scappiamo dal banco pesce per la puzza, mentre ci fermiamo per interi quarti d'ora al reparto vini, mentre cerchiamo minuziosi le offerte e poi vanifichiamo il risparmio con del gorgonzola di prim'ordine o con qualche cosa di totalmente inutile ma di cui abbiamo voglia in quel momento perchè siamo segretamente affamati. Allora mio padre si fa dare una fetta di prosciutto mentre glielo stanno tagliando e io compro un pò di focaccia.. E va bene così.
E poi ci si ammala insieme, trascinando buste e buste piene di fazzoletti usati dalla poltrona, al letto e al divano, e io mi sento un pò in colpa per avergli attaccato l'influenza e spero che questo non possa determinare una ricaduta, ma sembra che così non è. Allora ci lamentiamo all'unisono nella noia domenicale e guariamo insieme. Ci scambiamo pettegolezzi, discutiamo animatamente, ridiamo tanto. Nonostante il suo temperamento allegro e positivo lui non è una persona che ride tanto, ma in questo periodo la sua risata la sto sentendo spesso insieme alla mia e questo mi riempie il cuore.
In vita sua mio padre ha pianto si e no quattro volte, e quando stava male e io per tranquillizzarlo entravo nel suo lettino singolo mi diceva che avrebbe pagato oro per riuscire a piangere, per buttare fuori qualcosa, e ora sono così felice che non ne abbia più bisogno. Mai più non si può usare come locuzione nella nostra situazione.. la nostra situazione è un equilibrio precarissimo, miracoloso e insperato. E' un filo flebile che tiene sospeso un elefante rosa e lo fa volteggiare in aria. L'elefante non può pensare che da un momento all'altro potrebbe cadere e che sotto non c'è alcuna rete di sicurezza, ma si stupisce e si illumina ogni volta che finisce una piroetta e un pò incredulo constata che è stato proprio lui a farla. Forse stiamo vivendo una piccola parentesi di quiete in mezzo a una valle di lacrime e disperazione, ma non voglio pensare al perchè e al percome. Noi siamo quell'elefante, e tu sei veramente speciale.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te
. lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te


Certo che puoi linkarmi, bellezza.
RispondiEliminaLo conosco bene, quell'elefante rosa. Terrore.