
Roma, dopo secoli resta Roma. Resta Roma anche per me, e me ne accorgo quando torno, quando prendo il taxi da termini per tornare a casa. Quando vedo da dietro un finestrino, per la prima volta dopo mesi la fontana di piazza esedra che zampilla, quando vedo via del tritone e via del corso, via della scrofa con gli alimentari ladri e il vicolo di casa mia. Roma resta Roma anche quando sono depressa e resto in casa senza uscire, senza vedere il colosseo, passeggiare per trastevere, senza prendermi una birra al pigneto. Roma città eterna, Roma città imperiale, Roma città rinascimentale, Roma città barocca, Roma città decadente, Roma città papale, Roma città fascista, Roma città aperta. Roma sono i sanpietrini, una distesa dissestata di porfido che ti fa bestemmiare in motorino e sui tacchi alti, ma che rende il groviglio di vie e di vicoli qualcosa di pazzesco. Roma sono i tassinari che votano Alemanno perchè non vogliono concorrenza, ma che sul parabrezza c'hanno l'oggettistica d'hello kitty e parlano tra loro in codice chiamandosi con nomi come "Angel". Roma è piazza trilussa dove ci trovi i fricchettoni a cui spaccheresti i bonghi in testa che suonano convulsi proprio quando a te inizia ad avanzare galoppante la cefalea da alcol. Roma sono le sole che prendi legalmente nei piccoli bar del centro, come illegalmente nella piazza di san lorenzo. Roma sono gli autobus che non arrivano mai, e poi quattro di seguito.. tant'è che è una delle poche città al mondo a non avere alle fermate gli orari di passaggio, perchè a Roma gli orari sono pura fantascienza. Roma è il cornettaro la sera, per ripijatte e le pizzette rosse per smorzare la sbronza ed arrivare sana a casa. Roma è campo de fiori la mattina al mercato e alla sera piena de turisti americani e di turiste acchittate pronte a farsi rimorchiare da coatti tuta datch e maglietta "versace n'altro litro". Roma sono i bangladesh e gli indiani che se non era per st'ordinanza di merda ti vendevano la peroni a meno di due euro pure alle due di notte a natale senza battere ciglio. Roma è il traffico, i contromano criminali pe' zompasse il varco della ztl e il parcheggio che diventa un'utopia e una guerra aperta. Roma è l'arrotino che ti passa sotto casa alle otto e mezza, e sotto casa mia è proprio vecchia scuola: non c'ha il disco, ma se sgola a urlà "arrooooootino", voce inquietante che entra nel sonno e tra qualche imprecazione ti fa riaddormentare. Roma c'ha il colosseo, che è una dentiera, che è kitsch da morire ed è tenuto maissimo, ma che è sempre il colosseo, e quando il sole si va a coricare colorando il cielo venendo da via labicana e vedendolo comparire da lontano, ancora mi stupisco, dopo ventunanni "ma dove cazzo vivo"? Roma è porta maggiore, con lo zozzone assassino, il traffico congestionato, e i lavori incorso, che quando ci passi in motorino rischia che ti prende un attacco di panico se ti accorgi che non ce la fai a passare col giallo. Roma è porta portese la domenica che sono secoli che non la vedo perchè il solo pensiero meiscatena agorafobia, ma tutto quel vociare, quello strillare, tutta quella gente, fa folklore; e poi li riconosci, alcuni sono gli stessi de via Sannio... quelli che te se accollano e nun te lasciano andà più. Roma sono quelli con le rose che te spuntano ai momenti più inopportuni è più tragici della tua esistenza, e non se scollano, no, come a Roma non so insistenti da nessuna parte.

Roma è via prenestina e la sopraelevata, che per quanto sembri un mostro, un polipo metallico io la trovo stupenda: mi da un senso di conforto e di solidità. Roma sono i gradini dei palazzi, un appoggio ovunque che rimbomba di risate, di schiamazzi, di pettegolezzi fatti a mezza bocca, di battute di cattivo gusto, dissipati sfumacchiando sigarette e sorseggiando una birra; un appoggio per guardare a qualsiasi ora la gente, costernati, come se fossimo ad osservar un'acquario di pesci rari. Roma è il vicolo di casa mia, il garage e prima lara e poi luna, le lupacchiotte che ci abitano e che pattugliano l'isolato in cerca di prosciutto e di qualche carezza; l'hotel a cui arrivano tassinari imprecanti perchè il vicolo è stretto e qualcuno sta arrivando proprio dal lato opposto. Roma è fontana dè trevi, e i turisti le danno le spalle tirando monetine. Un tempo la ekberg ne faceva la sua vasca, ora la notte vengno a ritirar le monete o a tentar furti con le calamite. Roma è il gianicolo, dove il pomeriggio fanno gli spettacoli dei burattini, al tramonto vanno le coppiette e la notte parcheggiano gli scambisti. Roma è testaccio, dove al centro anziani trovi i vecchietti con una lucidità politica disarmante che giocano a briscola dalla mattina alla sera e ballano il liscio alla domenica. Roma è cinecittà, che un tempo vedeva Fellini e Visconti e ora pullula di file infinite per casting di shampiste e pr aspiranti tronisti. Roma è la garbatella, con i panni stesi alle finestre i fiori annaffiati e i bambini che giocano a calcetto sotto casa. Roma è piazza navona, dove si sente ancora l'astio tra il Bernini e il Borromini nelle voci monotòne delle guide, e le baracche di natale, per cui ti imponi di non attraversarla per due mesi. Roma è piazza di spagna, con le vetrine scintillanti e le giapponesi che hanno appena fatto spese a via condotti con i piedi a mollo nel barcone. Roma è il tevere, un lungo serpente che accompagna tutta la città, costeggiato da alberi che perdono le foglie e file di macchine in cui si perde la pazienza. Roma sono i pizzardoni a piazza venezia, che dirigono il traffico come se fosse una sinfonia di Bach, tranquilli dal loro palchetto. Roma è piazza tor argentina, dove si danno sempre gli appuntamenti, peccato che d'estate ci si dimentica sempre che non c'è mai un filo d'ombra e ci si barrica allora dentro la feltrinelli. Roma sono le fontanelle, l'acqua corrente che scorre fresca sempre, e quando te ne vai da un'altra parte proprio non ti ci abitui a non trovare fontane per strada o a dover pagare il bicchiere d'acqua al bar. Roma è l'EUR, architettura fascista, che con il cielo grigio appare come possibile scenario postapocalittico, come scenografia per qualche combattimento robotico di Daitan. Roma è san Pietro, Roma è il papa, ed è l'insofferenza dei romani verso la chiesa, che come un verme solitario s'è sempre magnata tutto lasciando al popolo appena le briciole. Roma è corviale, che si stende maestoso per oltre un chilometro, e se ne frega delle critiche urbanistiche e sociali, e nonostante tutto resta lì. Roma è via veneto, dove la vita non è più dolce da un pezzo, e ci trovi addirittura l'hard rock caffè. Roma è il bar Necci, in cui con lo sguardo lo cerchi il tavolino di Pasolini e provi a immaginartelo com'era un tempo. Roma so li mortacci tua, che a volte me lo chiedo se mai ce l'avuta d'avvero un'applicazione aderente al suo significato letterale. Roma è tornare in motorino al mattino, e girartela da un capo all'altro, sbagliando strada un paio di volte, ma col sorriso in faccia e con l'arietta che ti tiene sveglia. Roma è lo stadio olimpico, e il caffè borghetti in bottiglietta a tre euri alle tre del pomeriggio. Roma è la speculazione edilizia, il prezzo delle case che continua a crescere esponenzialmente, e la compravendita perpetua di palazzine sfitte, per gonfiare all'infinito le tariffe. Roma è il pincio, dove da piccola andavo sempre a giocare, dove non riuscivo mai a salire sugli alberi, dove la ghiaia mi sbucciava le ginocchia, dove ho imparato a rialzarmi. Roma è una parte importantissima di ciò che sono, io mi sono cresciuta a Roma e Roma m'ha cresciuto; m'ha formato, e se anche a volte sogno di scappare, questo non lo cambierei con nessuna città al mondo, sia essa Berlino o New York. E ogni volta, sballottando il mio trolley rosso, sbuffando per il caldo o facendo capolino da metri di lana aggomitolata intorno al viso, non appena, come in un film, le strade iniziano a scorrere da dietro il finestrino, capisco realmente quanto m'è mancata.

Roma è via prenestina e la sopraelevata, che per quanto sembri un mostro, un polipo metallico io la trovo stupenda: mi da un senso di conforto e di solidità. Roma sono i gradini dei palazzi, un appoggio ovunque che rimbomba di risate, di schiamazzi, di pettegolezzi fatti a mezza bocca, di battute di cattivo gusto, dissipati sfumacchiando sigarette e sorseggiando una birra; un appoggio per guardare a qualsiasi ora la gente, costernati, come se fossimo ad osservar un'acquario di pesci rari. Roma è il vicolo di casa mia, il garage e prima lara e poi luna, le lupacchiotte che ci abitano e che pattugliano l'isolato in cerca di prosciutto e di qualche carezza; l'hotel a cui arrivano tassinari imprecanti perchè il vicolo è stretto e qualcuno sta arrivando proprio dal lato opposto. Roma è fontana dè trevi, e i turisti le danno le spalle tirando monetine. Un tempo la ekberg ne faceva la sua vasca, ora la notte vengno a ritirar le monete o a tentar furti con le calamite. Roma è il gianicolo, dove il pomeriggio fanno gli spettacoli dei burattini, al tramonto vanno le coppiette e la notte parcheggiano gli scambisti. Roma è testaccio, dove al centro anziani trovi i vecchietti con una lucidità politica disarmante che giocano a briscola dalla mattina alla sera e ballano il liscio alla domenica. Roma è cinecittà, che un tempo vedeva Fellini e Visconti e ora pullula di file infinite per casting di shampiste e pr aspiranti tronisti. Roma è la garbatella, con i panni stesi alle finestre i fiori annaffiati e i bambini che giocano a calcetto sotto casa. Roma è piazza navona, dove si sente ancora l'astio tra il Bernini e il Borromini nelle voci monotòne delle guide, e le baracche di natale, per cui ti imponi di non attraversarla per due mesi. Roma è piazza di spagna, con le vetrine scintillanti e le giapponesi che hanno appena fatto spese a via condotti con i piedi a mollo nel barcone. Roma è il tevere, un lungo serpente che accompagna tutta la città, costeggiato da alberi che perdono le foglie e file di macchine in cui si perde la pazienza. Roma sono i pizzardoni a piazza venezia, che dirigono il traffico come se fosse una sinfonia di Bach, tranquilli dal loro palchetto. Roma è piazza tor argentina, dove si danno sempre gli appuntamenti, peccato che d'estate ci si dimentica sempre che non c'è mai un filo d'ombra e ci si barrica allora dentro la feltrinelli. Roma sono le fontanelle, l'acqua corrente che scorre fresca sempre, e quando te ne vai da un'altra parte proprio non ti ci abitui a non trovare fontane per strada o a dover pagare il bicchiere d'acqua al bar. Roma è l'EUR, architettura fascista, che con il cielo grigio appare come possibile scenario postapocalittico, come scenografia per qualche combattimento robotico di Daitan. Roma è san Pietro, Roma è il papa, ed è l'insofferenza dei romani verso la chiesa, che come un verme solitario s'è sempre magnata tutto lasciando al popolo appena le briciole. Roma è corviale, che si stende maestoso per oltre un chilometro, e se ne frega delle critiche urbanistiche e sociali, e nonostante tutto resta lì. Roma è via veneto, dove la vita non è più dolce da un pezzo, e ci trovi addirittura l'hard rock caffè. Roma è il bar Necci, in cui con lo sguardo lo cerchi il tavolino di Pasolini e provi a immaginartelo com'era un tempo. Roma so li mortacci tua, che a volte me lo chiedo se mai ce l'avuta d'avvero un'applicazione aderente al suo significato letterale. Roma è tornare in motorino al mattino, e girartela da un capo all'altro, sbagliando strada un paio di volte, ma col sorriso in faccia e con l'arietta che ti tiene sveglia. Roma è lo stadio olimpico, e il caffè borghetti in bottiglietta a tre euri alle tre del pomeriggio. Roma è la speculazione edilizia, il prezzo delle case che continua a crescere esponenzialmente, e la compravendita perpetua di palazzine sfitte, per gonfiare all'infinito le tariffe. Roma è il pincio, dove da piccola andavo sempre a giocare, dove non riuscivo mai a salire sugli alberi, dove la ghiaia mi sbucciava le ginocchia, dove ho imparato a rialzarmi. Roma è una parte importantissima di ciò che sono, io mi sono cresciuta a Roma e Roma m'ha cresciuto; m'ha formato, e se anche a volte sogno di scappare, questo non lo cambierei con nessuna città al mondo, sia essa Berlino o New York. E ogni volta, sballottando il mio trolley rosso, sbuffando per il caldo o facendo capolino da metri di lana aggomitolata intorno al viso, non appena, come in un film, le strade iniziano a scorrere da dietro il finestrino, capisco realmente quanto m'è mancata.
Solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma.
J.V. von Goethe
J.V. von Goethe


Queste parole sono vive ed accoglienti.
RispondiEliminaEd hanno i colori di una descrizione splendida.
Au revoir, cara concittadina :)
∫tereo∆elirio