martedì 22 settembre 2009


L'ho pensato mentre ero in macchina, sballottata da una guida sregolare, scattosa e imorecisa, l'ho pensato mentre l'odore della notte non penetrava dal finestrino semiaperto per lasciare uscire lame di fumo: "un'era è finita", ed è finita un pezzo. Anzi è come se infinite ere geologiche siano iniziate e si siano concluse in un rendevouz impalpabile, ineluttabile, impercepibile, e non abbiano lasciato nemmeno una scia del loro inizio. Ricorderò le sigarette sotto casa tua e i mille uomini e le mille pene che si sono susseguite. Ricorderò le stratificazioni della personalità, la perdita progressiva delle sovrastrutture accompagnata da tiri convulsi di nicotina e cannabinoidi. Ricorderò le chiacchiere calme e convulse assieme, e i pianti trattenuti per farmi vedere forte, perchè alla fine dovevo essere sempre un modello per te e nascondere i falli e le imbastiture, nascondere gli errori e le cazzate, nascondere le lacrime e sembrare una colonna dorica resistita intatta ai millenni. Sono cambiate chili di cose senza che ce ne accorgessimo: io quasi non me le faccio più quelle sigarette stupefacenti, i caffè li ritaglio per momenti speciali (una mezzoretta con te) di estrema necessità (quelle mattine in cui nemmeno un'hiroshima potrebbe svegliarmi), tachicardia e ansia le cause. Quando ci conoscemmo quante canne e quanti caffè? Potevamo dire un sette dieci al giorno per entrambi... Quanta spensieratezza, quante poche prospettive... Eravamo così naif, ed andava bene così. Un cuore logorato, il mio, un cuore baipassato, forse rinato, forse solo riequilibrato, sicuramente sopravvissuto.. e il tuo così scettico e ferito perso in un oblio ritardato, così tanto disapprovato da me, così tanto tremendo da portarmi a una protezione eccessiva e poi alla resa. Il devasto insieme, le feste, i raveparty, la distorsione e poi la senilità progressiva, il colpo di genio e di responsabilità e tanto schifo corale, condiviso. I reality sul tuo copriletto zebrato, le paste acchittate, i discorsi sulla società e la programmazione di partiti postmoderni, utopici.. eh sì le utopie, quelle tante! Verde acido che cancella tutto la tua partenza.. ma c'hai ragione t'avevo già abbandonata io.. non per mia volontà, ma per cose troppo più grandi di noi, troppo più grandi di te. E quando m'hai detto che la mia partenza è stata propulsiva per te non sapevo se commuovermi o ridere di gioia o d'isteria. Berlino insieme, la mia città con te.. e nessuna increspatura sul mantello, nessuna tensione, una convivenza quasi perfetta, al profumo di pane lievitato male e birra a pochi centesimi, al profumo di hamburger vegetariani e anfetamina a gogò. Le piazze di Roma dietro casa mia, dietro casa tua, gli occhiali grandi per nascondere le occhiaie, i vestiti che cambiano come le mute dei serpenti, le stagioni che scalfiscono la pelle, le mie colpe, la mia redenzione che sto ancora cercando, la foto decente insieme che non abbiamo mai avuto. Bologna è stata la città che ho sognato a sedici, diciassette anni, bologna e i suoi portici, il gelato da gianni e i centri sociali (Cofferati era ancora contingente), le street, le biciclette senza freni e le scritte con i gessetti sui muri dietro via zamboni. Bologna spero ti possa dare tanto, serenità innanzitutto, indipendenza (ma ce l'hai sempre fatta da sola splendidamente, e a volte quasi eri tu con quei due anni di differenza a dover badare a questa povera vecchia), e costanza, perchè nella vita è quella che serve. Resta sempre come sei, sarcastica, pura e in grado di stupirti e sorridere per nulla. Mi mancherai stronza, e forse non è un caso che mentre oggi trangugiavo pizza a pochi metri da te passassero questa canzone, riesumando dopo secoli Cyndi Lauper dopo secoli:
If you're lost you can look and you will find me
Time after time

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